Wednesday, June 10, 2009

La sicurezza dei libri


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Questo per me è un periodo di grandi cambiamenti, un periodo nel quale credo di aver finalmente trovato una riposta ad alcune importanti domande, o forse invece solamente nuove domande a cui rispondere.
Una volta finito il periodo del liceo, infatti, è finito un periodo di odiosi obblighi e scadenze, ma anche di un periodo tutto sommato di protezione. Si trattava di un percorso ben preciso con degli obiettivi ben chiari, un sistema all'interno del quale tutto appariva in ordine e al suo posto e che permetteva di rimandare continuamente il problema di dover decidere su ciò che sarebbe stato il mio futuro.

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In questo periodo sto seguendo un corso di spagnolo, una cosa tranquilla fatta di due lezioni a settimana. A seguire questo corso siamo io e un uomo sui trent'anni che ha vissuto tutta la prima metà della sua vita negli Stati Uniti, e che si è trasferito a Brescia una volta già adulto per lavoro (contrariamente a quanto fanno molte altre persone che se ne vanno oltreoceano). La nostra insegnante ha avuto una vita ancora più strana: per metà irlandese e per metà argentina, ha vissuto in sud america fino a quando non ha incontrato suo marito, uno spagnolo che si trovava lì per lavoro. Dopo essersi trasferita in Spagna assieme a lui, anche lei è venuta qui a Brescia in cerca di lavoro in seguito alla violenta crisi economica che ha colpito la Spagna negli ultimi anni.

Mi piace lo spagnolo. Per un italiano poi è una lingua relativamente semplice da imparare: anche senza conoscerlo, è molto facile capire la maggior parte delle parole, e se si ha un minimo di conoscenza di grammatica italiana - quella che ci viene insegnata fin dalle elementari - fare un parallelismo tra le loro strutture e le nostre viene automatico.

Tanto è facile per me, però, tanto è difficile per il mio compagno di corso italo-americano. Seppure si esprima in un italiano perfetto, da madrelingua (a parte qualche congiuntivo ogni tanto, ma neanche gli italiani li azzeccano tutti), è una lingua che ha appreso sul campo, senza mai studiarla veramente con dei libri. Tanto di cappello a lui, quindi, ma per lui fare parallelismi tra la nostra lingua e lo spagnolo è un'impresa.

In un momento in cui la nostra insegnante non era in classe, mi ha chiesto di dargli una mano con alcuni esercizi che avremmo dovuto fare per casa e che lui non aveva avuto il tempo di completare. Ho provato così a spiegargli con pazienza alcune semplici regole fondamentali della grammatica spagnola cercando di sfruttare il suo bilinguismo per mostrargli gli stessi parallelismi che sfrutto io in modo da rendere anche per lui l'apprendimento di questa lingua molto meno ostico, ma tra singolari, plurali, maschili, femminili, soggetti, pronomi e aggettivi possessivi era completamente perso. Ciò che per me risultava intuitivo, per lui era un inferno.

Ho avuto pena per l'uomo. Anche se è più vecchio di me, mi ha ricordato quando al liceo ero alle prese con lo studio della fisica, e in classe prendevo appunti su appunti, ricopiavo dalla lavagna ogni singola formula, ogni singolo schema, ogni singolo simbolo senza mai arrivare a capo di niente, così come lui, che invece di capire le cose, le trascrive sperando di riuscire a comprenderle in seguito tramite lo studio a casa...

Image by zecg
Ripensare al periodo del liceo mi ha portato a fare un collegamento con il tipo di studi che sto per intraprendere, così distante nella forma e nei fatti a ciò per cui sono stato addestrato nei precedenti 20 anni della mia vita. A parte alcuni, pochi insegnamenti, la parte più importante del mio percorso d'ora in poi sarà basata non più tanto su ciò che avrò studiato sui testi, ma su ciò che avrò letto, visto, ascoltato e poi rielaborato, reinterpretato. Non dovrò più ripetere nozioni, ma prendere esempio da ciò che hanno fatto gli altri per sviluppare qualcosa di nuovo e di mio, che abbia un motivo di esistere di per sé e che gli altri trovino interessante guardare.

Mi è venuta un po' di angoscia nel pensare che, scegliendo questa strada, perdo definitivamente la protezione offerta dai libri cui ero stato abituato. Senza rendermene conto, mi ero sempre fatto cullare dalle loro pagine, e nello studio di concetti già confezionati avevo trovato sicurezza. Il fatto che fosse tutto lì, già pronto, mi dava una sensazione di forza, mentre invece mi rendeva passivo, inerte.

Mi chiedo quanti altri studenti, soprattutto italiani, cadano nello stesso "errore", e una volta arrivati a dover fare i conti con il mondo del lavoro si trovino spiazzati. Perché anche al di fuori del mondo dell'arte, viene sempre un momento in cui bisogna alzare gli occhi dal libro e davanti a sé non c'è più una verifica o un'interrogazione, ma un paziente, un edificio da costruire, una persona o un'azienda a cui rendere conto delle proprie azioni e decisioni.

1 comments:

Beppe said...

Noi neolatini, abbiamo il vizio di infarcire la nostra lingua con differenze di sesso e concordanze di aggettivi e sostantivi; gli angloamericani hanno una mentalità più semplice e immediata. Non penso sia facile poter fare parallelismi tra americano e spagnolo (eccezion fatta per i tempi verbali), e non aiuta la mancanza di uno studio approfondito della grammatica italiana: spero che il tuo collega possa riuscire a superare queste prime difficoltà. In ogni caso, è nobile la tua 'pazienza iterativa da didattico elementare' (cit.), che penso possa risultare di grande aiuto [pena o compassione?].

Come sai, ho seguito un insegnamento relativo ai media, e ho avuto modo di scoprire un intero mondo di letteratura a disposizione di giovani che vogliono cimentarsi con l'arte cinematografica. Nonostante la pratica e l'esercizio sul campo rivestano una componente fondamentale, infatti, ti sorprenderai di quanti volumi potresti leggere in merito a regia, produzione e ripresa (per citarne alcuni). Credo, quindi, che non abbandonerai del tutto i libri: di certo la maggior parte del tuo studio avverrà sul campo, ma starà a te arricchire la tua preparazione - oltre che da un utilissimo studio di precedenti opere - con testi e manuali.

Il passaggio dal mondo scolastico a quello accademico/lavorativo non è mai rapido, indolore o definito. A seconda dei casi, può risultare angosciante, esaltante o addirittura inesistente - in bocca al lupo e tanti auguri per un futuro pieno di soddisfazioni!